Il Cav. condannato e il gusto di fare gol in fuorigioco

Quattro anni di galera e tre d’interdizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi, marchiato a freddo come colpevole di frode fiscale. Non c’era da aspettarsi di meglio dal tribunale di Milano, lo si era capito in sei anni di processo sulla compravendita dei diritti televisivi dall’americano Frank Agrama (tre anni, prosciolto invece Fedele Confalonieri). Ci si poteva al limite attendere un maggior rispetto per la decisione della Corte costituzionale, ancora pendente, su un ricorso decisivo sollevato dalla presidenza della Camera.
5 AGO 20
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Quattro anni di galera e tre d’interdizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi, marchiato a freddo come colpevole di frode fiscale. Non c’era da aspettarsi di meglio dal tribunale di Milano, lo si era capito in sei anni di processo sulla compravendita dei diritti televisivi dall’americano Frank Agrama (tre anni, prosciolto invece Fedele Confalonieri). Ci si poteva al limite attendere un maggior rispetto per la decisione della Corte costituzionale, ancora pendente, su un ricorso decisivo sollevato dalla presidenza della Camera. Motivo: il tribunale di Milano, nel marzo 2010, aveva rifiutato il rinvio di un’udienza nonostante l’allora premier Berlusconi fosse impegnato in attività di governo. Perché la procura non ha atteso il verdetto della Suprema corte ce lo spiegheranno un giorno i libri di storia. Nel frattempo, come ha spiegato in maniera raramente equanime il sito dei republicones, si fa strada l’ipotesi più elementare: se la Consulta dovesse decidere che quel giorno del marzo 2010 il tribunale doveva accogliere la richiesta di rinvio avanzata dai legali del Cav., “tutto quanto fatto dopo quella data, sentenza compresa, dovrà essere rifatto. In altre parole, verrà tirata una riga su due anni di lavoro compreso il giudizio finale”. La partita è ancora aperta, dunque, ma al gusto di fare gol in fuorigioco i magistrati milanesi non hanno saputo rinunciare.